Mollare gli ormeggi! Se aspetti un momento giusto, è questo.

Il momento giusto per muoversi e partire lo sai, lo senti, soprattutto dopo un lungo periodo di attesa fermi in un porto, ad aspettare quel momento di mollare gli ormeggi e uscire, oltre il faro rosso del porto che ci ha fatto sentire al sicuro, con la voglia di liberare il nostro bisogno di vivere. Vivere davvero.

E’ ciò che capita soprattutto a chi naviga i mari del mondo. Un mondo fatto di natura da vivere e rispettare ma soprattutto alla scoperta della propria di natura, quel posto nella vita che tutti in qualche modo cerchiamo. Ognuno in-seguendo il proprio destino.

Saidisale è un blog che parla di mare e di vela ma non lo fa per i tecnici del vento e della bolina perfetta. Si rivolge soprattutto a chi cerca consigli per la prima volta, a chi vuole capire come organizzarsi con il bagaglio, a chi non sa cosa aspettarsi dalla convivenza ristretta, raccontando principalmente lo spirito più giusto necessario per vivere tutto questo nel modo migliore. Per vivere la vita, dal punto di vista del mare

Il momento giusto

Il tempo meteorologico per chi naviga è molto importante ma solo per affrontare il mare, quello vero, soprattutto se si sa anche come gestire un fronte temporalesco. Hai mai provato questa esperienza?

Sono variabili che possono condizionare le aspettative di un viaggio, cosa che capita molto spesso a chi è in vacanza, pensando quindi di poter arrivare da qualche parte ma haimé, non è stato possibile.

Il tempo di cui parlo in questo caso, è quello che senti di perdere se non ti muovi a far qualcosa per vivere meglio la tua vita, quello che prende il sopravvento quando non sai ancora bene a cosa cedere. 

Prendiamo quindi spunto proprio dal mare e dall’esperienza di vita su una barca a vela per capire alcune dinamiche molto simili alla vita di tutti i giorni.

Ci si sente impotenti in questi momenti, stanchi di pensare a cose che ci tengono svegli la notte, che ci fanno rimuginare, aspettare… ma cosa? Ecco, questo è il tempo legato al mare, quello della vita o chiamiamolo pure con il suo nome: il male della vita e che comunque come in mare …va affrontato. E per far ciò serve la giusta motivazione.

Una cosa fondamentale in barca a vela è imparare a programmare anche un piano C, ma ancor di più, rendere questa programmazione davvero efficace con la capacità oggettiva di saper gestire l’imprevisto. Come? Improvvisando!

Questa capacità entra in gioco proprio nei momenti in cui devi cambiare velocemente un situazione per evitare il peggio. Ad esempio gli scogli durante un forte temporale, proprio mentre stai ammainando la vela in balia delle onde e del vento incessante. Cosa che tra l’altro sarebbe meglio prevenire quanto più posibbile, proprio per evitare di doversi ritrovare in balia delle onde.

Oppure durante una manovra di ormeggio in un porto piccolissimo delle Grecia, dove le variabili non sono solo il vento teso ma anche i babbi che ti complicano la vita manovrando davanti a te mentre cerchi di infilare la poppa della barca in pochi metri di spazio. Oppure quando c’è da capire il perché si è spento il motore improvvisamente o perchè c’è un mucchio di acqua in sentina. Eccheccaxx…

Variabili, imprevisti, cose che possono capitare navigando ma anche vivendo a terra, durante la vita di tutti i giorni. Cose che possono essere legate ad esempio alla sfera personale o lavorativa.

Bisogno di vivere

Se la rotta da prendere dunque è quella verso un cambiamento, ad un certo punto si può mollare gli ormeggi e via oppure, aspettare il famoso momento giusto, che tanto sai già non arriverà mai. Per cui si rimanda giorno dopo giorno, dopo giorno, dopo giorno…

Man mano che passa il tempo ti accorgi che il mattino è sempre più buio, a qualsiasi ora e stagione. Al suono della sveglia non è più “eccoci: pronti via!!” verso una nuova giornata di conquiste ma un “ring”, sul quale ci si trascina sempre già vinti e ab-battuti.

Un peso insopportabile ovviamente, dal quale non ci si riesce però a liberare, consapevoli di aver bisogno di nutrire quel senso di adeguatezza e libertà di cui si ha bisogno ma invece, ci gongoliamo nelle più creative scuse, dando la colpa ad ogni forma e dimensione ultra terrena.

La metropolitana diventa un ammasso di rottami in cui ci si rotola silenziosamente mattino e sera. Un lungo serpente a sonagli che scorre dentro le viscere di una terra che non ti scalda, in quel tempo che non basta mai e in cui non ti riconosci più.

Non si sopporta più il custode, il bambino del piano di sopra, la vecchina ficcanaso del pianerottolo, il collega sempre più bastardo, in un posto di lavoro diventato ormai solo una galera sociale e un dovere unicamente per sopravvivere.

Il sole è troppo caldo, il freddo troppo freddo, la pioggia “oh caxx proprio oggi” assieme ai lavori stradali che li fanno solo quando passi tu e la neve, beh, è bella ma solo in montagna. Tutto storto insomma. E’ un mondo che disturba il tuo bisogno di quiete. 

La motivazione e gli obiettivi

Quando sei in mare e devi affrontare ad esempio un trasferimento notturno, tutto inizia con l’entusiasmo delle ultime ore di luce e finisce inesorabilmente nel sonno più profondo di chi era convinto di potersi godere l’intera notte assieme a te, che sei il comandante.

La motivazione in certi casi aiuta a tenersi anche svegli, un po’ come fanno gli eroi di una Vendéè Globe ad esempio, che da soli si fanno migliaia di miglia senza scalo, nel tentativo di concludere prima di altri il giro del mondo in solitaria, su barche che viaggiano a 30 nodi di velocità. E a queste velocità, c’è poco da dormire sereni.

Programmazione, motivazione e obiettivi quindi sono le cose che offrono la forza per gestire “il nostro viaggio”, anche attraverso la vita. Serve dunque il perchè farlo e senza questo, si finisce con l’addormentarsi lungo il cammino.

Se l’obiettivo quindi è lontano centinaia di miglia, come potrebbe essere nella vita di tutti i giorni quello di un nuovo posto di lavoro, una relazione che va recuperata o a cui porre fine o una situazione economica da risolvere, serve trovare la giusta forza ogni sacrosanto giorno. E per farlo serve gestire l’energia necessaria a raggiungere i nostri obiettivi, partendo prima di tutto dall’accettazione di se stessi, di ciò che si è e di ciò che si è in grado di fare con le proprie capacità.

E’ la prima regola di un bravo comandante: essere consapevoli di se stessi e delle proprie reali potenzialità, per non mettere in pericolo anche il proprio equipaggio. Il celodurismo non serve contro la natura e non serve più che mai a combattere la propria di natura. Non puoi prenderla in giro, perchè ti sgama alla prima difficoltà.

E’ il percorso che ho fatto un po’ anche io. Ho trovato la giusta motivazione e il coraggio di mollare gli ormeggi salendo a bordo proprio di una barca a vela. E da quel giorno la vela è stata la metafora perfetta, oltre che pratica abituale, per affrontare anche tutto il resto del discorso vita.

Quando sei al timone, sei responsabilizzato dal tuo ruolo e la consapevolezza di questo, ti da l’energia che serve per stare sveglio e attento dove e quando serve. Anche quindi durante una notturna, che puoi affrontare con cicli di sonno brevi (se si è da soli) oppure meno eroicamente, organizzando dei turni, se condividi il viaggio con qualcuno. E durante una vacanza estiva, questo momento è magico. Chi lo ha provato lo sa e chi lo deve ancora provare beh, lo invito a farlo quanto prima.

Mollare gli ormeggi: ora!

Coordinarsi nel momento di mollare gli ormeggi è un bell’esercizio di organizzazione e condivisione delle giuste manovre da svolgere, soprattutto in condizioni di vento sfavorevoli. Ognuno a bordo ha un ruolo e tutti lo devono rispettare, avendo però fatto un check di quanto serve se non si è molto abiutati a queste cose.

In questo, il ruolo dello skipper è fondamentale: saper comunicare, essere in grado di dire ciò che serve nel modo e nei tempi più opportuni. A gestire la tua economia emotiva per salvaguardare il tuo benessere mentale e di conseguenza quello del tuo equipaggio, soprattutto nei momenti più delicati o di emergenza.

E’ esattamente questo ciò che insegniamo nei nostri corsi di gestione psicologica degli equipaggi, dove le attività vengono contestualizzate sotto la supervisione però, di psicoterapeuti professionisti, che approcciano l’argomento scientificamente e con cognizione di causa. Non dunque solo con un mero trasferimento di esperienze personali.

Io ho navigato QB… e posso raccontare solo questo. Non sono Roberto Re o Tony Robbins, che sono ad esempio coach motivazionali, che con la loro dialettica e capacità hanno dato la spinta emotica necessaria a migliaia di persone per cambiare qualcosa nella loro vita, facendoli diventare “leader di se stessi“, che poi è il titolo del libro più famoso di Roberto Re appunto. E ce ne sono molti altri che potrebbero dunque elencarti meglio di me le strategie da adottare per cambiare la tua vita.

Io sono solo il mio di vissuto. Infatti per i corsi appena accennati, mi sono affidato a professionisti. Io mi limito in questo caso a condividere dei punti di vista: successi e insuccessi, per mare o via terra. Storie di ambizioni e delusioni, frustrazioni, privazioni e gratificazioni, in una vita dove i rimorsi ho scoperto essere molto più potenti dei rimpianti. Perché provarci, è stato molto meglio che non provarci.

Come ad esempio salire a bordo di una barca. E’ servito fare un bel bagno di umiltà per capire la realtà dei fatti. Ciò che servirebbe anche a molti altri che al timone, da comandanti, si sentono onnipotenti, nonostante non abbiano la benché minima idea del vero ruolo che stanno assumendo.

Questa esperienza, mi ha dato la giusta motivazione a cambiare anche certi aspetti della mia vita, soprattutto le espressioni sul mio volto, riflesso in quel caxxo di specchio del bagno prima di uscire a rincorrere quel bisogno tanto invocato ma che poi, a dirla tutta… era sbagliato.

Espressioni ormai svanite, alla faccia di quello stronzo del collega che mi ha ciucciato la promozione, solo perché era il figlio dello zio del fratello di un figlio di puttana (gran bella scusa, vero?). Oppure perchè effettivamente era più tenace e capace di ottenere ciò che voleva?

Caldo, freddo, pioggia o lavori in corso possono condizionare un percorso ma non gli obiettivi di una giornata o di una vita che vuoi rendere uniche.

Andando in barca ho imparato a capire questo: ciò che valgo per me ma soprattutto quanto valgo per gli altri. Ho imparato a gestire l’imprevisto con la motivazione giusta, quella necessaria in fondo a risolvere il bisogno di vivere la vita che vogliamo.

Se fino ad ora non hai ancora capito se sono io più fulminato di te che stai leggendo ancora questo articolo, se anche tu stai cercando una rotta da seguire e un tempo per mollare gli ormeggi beh, allora credo sia arrivato il momento anche per te di chiudere sto libro per aprirne uno nuovo, dove tutte le pagine sono bianche e il cui titolo è: non c’è una fine, se mai si inizia!

Questo è il momento di mollare gli ormeggi. Stabilisci una nuova rotta da seguire. Apri le vele e lasciati trasportare dal vento teso di un nuovo giorno tutto da inventare, senza timore. Sbaglia caxxo, sapendo di potere rimediare però, consapevole che la percentuale di errore non dovrà mai diventare un disastro da recuperare. Che poi, a parte un caso in particolare per il quale purtroppo non c’è rimedio (la morte), tutto si può recuperare o meglio, tutto si può cambiare, adattare e modificare. Pensaci.

Che dire, questo è il senso di tutta la storia.

Se hai lo spirito giusto, hai capito che in fondo per accettarsi non serve essere leader, ricchi o famosi ma soddisfatti, di ciò che si è e si fa. Se sei in grado di vivere questo senza prendere tutto troppo sul serio, potrai allora ri-scoprire le sfumature di cui c’è bisogno per ritrovare l’energia che ti serve per ri-conoscere il tuo mare, da navigare. E se vai per mare… saidisale!

Buon vento!

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Mollare gli ormeggi. Il momento giusto è questo
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