Weekend in barca a vela: si può cominciare così!

Organizzare un weekend in barca a vela è il modo migliore per cominciare a conoscere le dinamiche organizzative e la vita di bordo, perchè ci sono tutti gli elementi distintivi di una vacanza più lunga: la spesa, mangiare, dormire e tutta la parte divertente di una giornata in barca, compresa la gestione delle vele.

La mia prima volta sono state due settimane alle Cicladi ma io non faccio testo. Avevo davvero troppa voglia di fare vela, imparare, quella che mi ha chiarito poi il desiderio di mettermi io stesso al timone.

Ecco allora come si svolgono le fasi organizzative di un weekend, che nasce con il desiderio di un gruppo di amici, di prendere in locazione una barca per condurla autonomamente. Ovviamente serve ci sia qualcuno che ha la patente nautica e lo skipper, tieni conto che ha un ruolo importante.

Con un po’ di anticipo sui tempi, inviamo messaggi su What’s up a destra e manca, per raccogliere l’entusiasmo e la determinazione a voler fare un equipaggio e in poco tempo, la barca è fatta. Anzi due. L’altra è formata da un giovane capitano che ha preso la patente da poco e ha voglia di fare esperienza.

Viaggeremo vicini, condividendo rotte, rade, bagni e il canale 72 del VHF, per comunicazioni tecniche… ma non solo. Anche un modo per farmi sentire a portata di vista.

“Cosa porto?”, “cosa mangiamo?”…“come si dorme” …”non vedo l’ora di partire. Era tanto che non andavo in barca”.

Ognuno arriva in momenti diversi, da diverse parti ma tutti carichi di cose e voglia di godersi questo weekend pre-vacanze estive.

Ci siamo già organizzati con la spesa e la cassa comune. Questo è fondamentale per non perdere tempo una volta arrivati in porto. Sono solo due giorni e non ha senso dedicare del tempo a cose che si possono organizzare anche diversamente, ad esempio portandsela da casa.

Tempo quindi di fare check-in (verifica e controllo della barca), mettere via la cambusa e via, dopo il briefing si salpa. Il meteo è favorevole. Usciamo dal porto e ci dirigiamo nella rada di Portovenere. Siamo a La Spezia, nel Golfo dei Poeti, dove la storia del territorio e il contesto del parco naturale delle % Terre, è una cornice perfetta per godersi al meglio un weekend così..

La nostra barca, contrariamente a quella di Guido, ha una ventina di anni. Ne ha fatto di mare e chissà quante persone ha ospitato.

Legno e quadretti perfetto stile marinaresco, tendine colorate e tappetini fantasia. Vabbè, ognuno ha il proprio gusto ma questo è ciò che ci deve essere su una signorina del mare come questa. Qualche acciacco dovuto all’età ma è assolutamente gradevole. Forse un po’ strettina per ospitare 8 persone… in poco più di 11 metri e nemmeno poi così tanto piccoli fisicamente. Ma anche questo fa parte dello spirito che è bene avere quando si fa un’esperienza del genere.

Io e un mio amico dormiamo in dinette, il soggiorno della barca per capirci. Abbiamo abbassato il tavolo e riposto le nostre piccole borse. Per un weekend non c’è assolutamente bisogno di portare niente più che un paio di magliette, un paio di costumi, un paio di asciugamani, beauty e le ciabatte. Magari un maglioncino se fa fresco e una giacca antivento, soprattuto se si decide di fare anche notturne, oltre ad un paio di pantaloni lunghi. Il resto è superfluo. Se vuoi approfondire l’argomento bagaglio, questa è la lettura che fa per te, c’è anche per il beauty e gli accessori e l’acquisto di capi di abbigliamento specifici.

La spesa è stata sistemata. In fresco birra, vino e Aperol per fare lo spritz. Durante la navigazione fuori dal porto è già buio. Il GPS indica la rotta per arrivare a destinazione.

Si apre una birra e si brinda al weekend appena cominciato, accompagnati da una bella musica di sottofondo. Non c’è sufficiente vento per aprire le vele e la strada da fare non è poi così tanta. Il motore borbotta girando a bassi regimi. Ci fissiamo sui 5 nodi di velocità. Il mare è calmo e la luna è luminosa in cielo, indicandoci così la rotta da seguire anche a vista.

Le storie da raccontare si intrecciano tra le battute, ognuno con il proprio stile, chi sottovoce e seriosamente, chi invece ridendo a crepapelle.

Nel frattempo io al VHF comunico con Guido per definire il punto in cui filare ancora. Le mille luci da riconoscere nel buio devono indicarci la rotta giusta e il punto migliore verso il quale dirigerci. Durante queste manovre bisogna essere attenti e collaborativi.

L’arietta è fresca, ormeggiamo vicini. Siamo nel canale in cui i traghetti al mattino passeranno a tutta velocità, alzando onda, per cui meglio essere cauti, scegliendo una posizione che non dia impedimenti alla circolazione.

Mangiamo qualcosa e ci beviamo su. Ci raccontiamo un po’ e ipotizziamo programmi per la giornata successiva. Alle 2 si và a dormire, stanchi ma soddisfatti.

Alle 9 un bel sole ci sveglia per accompagnarci durante la giornata che vedrà protagonisti bagni, insalate, aperitivi e una bella pasta con pomodorini, tonno e acciughe.

Un weekend è il modo migliore per capire cosa vuol dire barca a vela, fare equipaggio, cambusa, aprire le vele, chiuderle, cazzare e lascare, imparare qualcosa di nuovo, stare in equilibrio se passa un’onda capendo cosa è il “piede marino”. Dormire, mangiare, ridere e scherzare. Tuffarsi da ogni punto della barca, prendere il sole sulla tuga, a prua, sul tender, in pozzetto… insomma ovunque.

Cosa vuol dire far da mangiare, sparecchiare, tenere in ordine quanto possibile, lavare i piatti o non lavarli se cucini, perché questa è la regola e soprattutto, conoscere il fatidico “già che sei lì”.

Un weekend è sufficiente per innamorarsi del mare, della barca, di un ragazzo o di una ragazza. Del sole, di un abbraccio al chiaro di luna. Della poesia che regalano questi attimi. Della vita e di quel poco che basta per poterla apprezzare davvero.

Ci vediamo a bordo ed in attesa, anche su Facebook.


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