Le vacanze e il distanziamento socievole

Le vacanze, per chi ha la fortuna di farle, sono un desiderio ed un bisogno, sia che si facciano via terra o via mare. Quel “diritto concesso” a chi si da da fare durante l’anno, questo in particolare, dove è diventato necessario garantire un “distanziamento socievole” e non più solo sociale. Distanze da prendere quindi dalle false ideologie, dall’ipocrisia, dall’ignoranza e dall’arroganza di quei pochi che minano la serenità dei molti, non dunque dal buon senso o da quel senso civico che mai come oggi dovrebbe al contrario avvicinare le coscienze di tutti. 

Stando alle statistiche, le vacanze in barca a vela per fortuna, sembra siano divenute uno degli ambienti più sicuri e protetti, anche se dando un’occhiata nei porti, molte ahimè sono rimaste ferme all’ormeggio, quanto meno in alcune zone del Mediterraneo.

Fattore economico, culturale o di costume, non si capisce. Ma le vacanze di questo tipo sono certamente più “coerenti” di molte altre in questo momento, se fatte con un certo criterio.

Le polemiche riguardo il “cosa sarebbe stato meglio fare” che viaggiano libere sui social e tra le chat degli amici, sono sempre terreno fertile per screditare le migliori intenzioni. Buona volontà contro mala informazione. Era meglio stare in Italia, forse meglio all’estero, ah no, all’estero ora è peggio, perchè dalle altre parti forse è meglio? Insomma, solite chiacchiere da bar.

Dunque la barca a vela è un ambiente sicuro? Le vacanze di questo tipo sono migliori di altre? Bah chi può dirlo, certamente molto meglio di altri, dato che il distanziamento sociale per mare è implicito per sua natura. Indubbiamente l’apertura delle frontiere al turismo in un momento di pandemia globale era inevitabile generasse incrementi di contagi. 

Benché il coronavirus abbia comunque un indice di contagio molto elevato, in questo momento probabilmente è meno letale, non quanto si possa paragonare alle cronache dei primi tempi. Considerazione questa che però non deve lasciare spazio a false interpretazioni che diano la certezza non sia così temibile rispetto a pochi mesi fa. Ecco, forse è questo il punto: pochi mesi fa. Che tradotto vuol dire: non siamo ancora usciti dall’incubo, quindi non abbassiamo la guardia. Ovunque.

Non entriamo nuovamente nel merito scientifico perché non ne abbiamo le competenze e gli specialisti in ogni dove si sprecano ma riflettiamo sull’atteggiamento sociale, quello cioè che la coscienza civile e il buon senso dovrebbe generare per vincere sempre su ogni cosa si faccia. Di pari passo alle linee di condotta che dovrebbero per contro offrire delle regole condivisibili dettate dalle normative, unica vera tutela per ciò che viene poi permesso di fare. Ma purtroppo, non sembra essere sempre così. Qualsiasi cosa si decida di fare, è comunque sbagliata.

Gli organi di comunicazione in tutto questo giocano la partita senza il criterio che servirebbe, puntando troppo spesso al sensazionalismo, allarmando chi utilizza il web e i giornali per informarsi, oltre ovviamente ai post degli amici e alle fake news che pervadono in ogni dove. Va da se dunque che è quasi impossibile capire quali possano essere i consigli migliori da dare o i parametri di scelta da adottare per evitare il peggio, assieme a ste benedette linee di condotta ufficiali o ufficiose (non si capisce mai del tutto), che lasciano spazio in conclusione appunto, solo al proprio buon senso (per chi ne è dotato) e alle fonti di informazione ufficiali (confidando siano più attendibili di altre). 

E’ meglio dunque una vacanza via terra sulle spiagge, nei locali e tra le città o una vacanza lontani da terra, dove l’unico punto di contatto con la terra e il resto del mondo è un’ancora agganciata sul fondo di una baia? Forse non ha neppure un senso questa distinzione, perchè la vera risposta è dentro di noi… anche se sarà sbagliata (cit. Quelo – Corrado Guzzanti).

Le vacanze e il distanziamento socievole

Unica regola: il buon senso

La barca a vela è quindi un ambiente sicuro? Certamente molto più che una spiaggia affollata, una discoteca gremita di gente o un mezzo pubblico con qualche persona in più del previsto. Finché non si decide di scendere a terra, dove le regole valgono per tutti, soprattutto il buon senso di non dimenticare il periodo che si sta vivendo. Basta un piccolo contatto sbagliato e si ritorna inesorabilmente al punto di partenza, spazzando via l’impegno di molti che hanno rispettato quel buon senso che tutela chi ci sta attorno tornando a bordo, a casa, tra gli amici.

Si presuppone che il gruppo che sale a bordo di una barca si conosca e se non è così, è implicito si debba sapere quali tipo di precauzioni sono state adottate affinché il proprio stato di salute non vada ad inficiare quello degli altri occupanti. Così come quelle piccole accortezze che nella quotidianità possano garantirle: pulizia dei luoghi, igiene personale, precauzioni specifiche (mascherina e gel), promiscuità degli oggetti. Niente di complicato in fin dei conti. Rispetto, per se stesi e gli altri. A terra, a bordo, in ufficio, ovunque.

In fondo basta davvero poco per dare un senso all’impegno sociale che tutti dovremmo avere, un impegno però socievole, condiviso, che dia la possibilità di scegliere liberamente ciò che più ci piace fare, via terra, via mare, senza necessariamente temere di aver preso una decisione sbagliata solo perchè qualcun altro non è stato altrettanto attento a quello che comunemente viene dettato dal buon senso, di cui tutti potremmo essere dotati.

Non c’è nulla di sbagliato dunque nello scegliere una spiaggia del nostro litorale, una regione specifica o uno stato straniero (ove concesso) per fare le proprie vacanze. Sbagliato è solo l’atteggiamento, quello che accomuna tutti questi posti, quello che lede le coscienze di tutti ma soprattutto la propria. In uno stato di diritto, quello che garantisce lo stato di fatto è unicamente il proprio modo di agire: con buon senso. Tutto il resto sono solo chiacchiere… e lo stato dei fatti poi si traduce in tristi statistiche da commentare nuovamente con la solita polemica ipocrisia, sterile, inutile, deleteria.

La vita è un immenso mare, dove i nostri sogni possono nuotare liberi. Il mare non ha limiti, solo regole da condividere e rispettare, quelle della natura, di cui facciamo parte. E se vivi la vita dal punto di vista del mare… saidisale.

Buon vento e …vediamo anche su Facebook

Se si crede di essersi esposti a contatti a rischio, facciamo i controlli. Un eccesso di scrupolo? Sì, compresa la quarantena fiduciaria, che apparentemente limita la nostra libertà ma al contrario, garantisce quella di tutti. Un diritto alla vita ma soprattutto, un nostro dovere civile.

GRAZIE!

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