I 3 principali motivi di litigio in barca. Evitabili.

Come diceva Roy Batty in Blade Runner: “ho visto cose, che voi umani non potreste immaginarvi…” o forse anche sì. Dipende dal vostro grado di immaginazione. Ma i motivi di litigio principali a bordo di una barca a vela sono solitamente quelli più stupidi, come di solito accade nella vita a terra mi verrebbe da dire, quelli che rovinano la serenità di cui invece c’è bisogno, per se stessi, per la vita di coppia o di un gruppo. Il problema da gestire quindi è “a monte”… non “al mare”.

Capricci il più delle volte, divergenze di opinione e differenze di carattere, mancanza di comunicazione e di rispetto per l’ambiente in cui ci si trova, per le regole scritte o non scritte, di educazione, quelle che ognuno insomma dovrebbe conoscere, anche se poi c’è chi fa finta di niente o nei casi più gravi, proprio non ci arriva. Ma tutto ciò non deve spaventare amici, le soluzioni sono dentro di noi, bisogna solo scoprirle e accettarle.

I 3 principali motivi di litigio in barca. Evitabili.

Motivo di litigio n. 1: la cambusa

Dominanza, insicurezza, passività e tolleranza cominciano qui, con la lista della spesa. 

Cosa compriamo per un weekend, una settimana o due? 

Ci sarà dunque l’entusiasmo prevaricante del “so io cosa serve” o l’accondiscendenza inequivocabile di qualcun altro: “mi va bene tutto”.

E poi la realtà:

“Quante casse di vino prendiamo? Rosso o bianco?”

“No aspetta. Ne conosco io uno buonissimo che ce lo spedisce.”

“Ma birra no? E non facciamo gli spritz, il gin tonic… ?”

“Eh no, io non bevo alcolici scusate, perchè devo contribuire se non bevo?”

“Ah scusate, io non mangio insaccati, preferisco insalate e verdure “

“Al mattino io mangio solo frutta e succhi, no latte”

“Io però vorrei il latte di soia, anzi no di mandorla, anzi no di bacche raccolte nel buio interstellare su Marte ad agosto… ”

E poi c’è il vegano, il celiaco, l’ipocondriaco, il sarchiapone e lo pterodonte. 

“Raga ma alla fine chi ha preso la carta igienica, lo straccio per pulire a terra e i sacchi della monnezza? E la moka? 

Ecco, dimenticati. 

“Noooo, non mi avete preso i Mc Vitie’s. La mia giornata inizia con quelli e Activia”

La regolarità in barca in effetti è importante, nulla però che ad esempio, non si possa sostituire con acqua, verdura e frutta.

La spesa è un momento in cui si dà voce alle antologie di ricette gourmet più incredibili ma anche a divertenti scoperte delle cose più inutili, dove le marche di prodotti naturali mai sentiti prima si sprecano, i sapori dei biscotti più impensabili si materializzano, anche se poi la Nutella mette sempre d’accordo tutti. Tranne i capricci, quelli degli adulti, che puntano i piedi per la marca dei loro biscotti finiti da chissà chi, al contrario e con stupore, di bambini che invece dimostrano una grande capacità di adattamento, anche senza i loro biscottini. Per cui di cosa parliamo?

Insomma, per evitare crisi di stato già nelle fasi pre-partenza, la soluzione potrebbe essere lasciare il compito a chi ha più esperienza o quanto meno, la sensibilità di raccogliere e sintetizzare le richieste, identificando le vere necessità, ovviamente con il supporto di tutti, compresi quelli che seppur con vero entusiasmo, pensano di essere in grado di occuparsene quando invece è meglio si occupino di altro. Soprattutto se nella loro lista mettono 8 kg di braciole e salamelle fresche. 

A parte la bella idea di una grigliata a bordo (che però non è così automatica se non si è attrezzati), consideriamo che normalmente in una barca da charter non c’è un congelatore. Per cui in quel caso bisognava scegliere tra lui e i cagnotti. Certo c’è il sottovuoto ma dai diciamocelo, la carne in barca non è tra le più azzeccate, a meno che non la si prenda per consumarla il giorno stesso. Si evita così di discutere ma soprattutto di prendere cose inutili che poi puntualmente si butteranno. Audace chi si assumerà questa responsabilità.

Ma se capita di aver fatto i conti sbagliati (ci sta) nessun problema. Ci sono organizzazioni come la Caritas che le ritirano e le portano a chi ne ha bisogno, sperando non siano solo bocce di Gordon’s Gin e vasetti di Nutella e soprattutto, non cose aperte o scadute, please. E visto che spesso a noi piace navigare l’Egeo partendo da Atene, anche quest’anno ci siamo rivolti alla sede di Atene chiamando Anna Tsigonas, tel. +30 697 351 6470 oppure Yannos, tel. +30 698 294 2386. Un bel gesto e rispetto per il valore delle cose, che ne dite?

I 3 principali motivi di litigio in barca. Evitabili.

Motivo di litigio n. 2: pulizia e ordine

Lo sappiamo, siamo in vacanza. Il culo pesa un po’ a tutti ma le cose da fare restano. Quindi, a meno che non abbiate scelto di avere personale di servizio a bordo, sappiate che le cose sannodafà, per tutti. Se a casa quindi il divano era un nostro alleato, beh sappiate che anche in barca lo sarà sicuramente la panchetta del pozzetto, i cuscini di prua o il nostro lettino in cabina. Per cui no Panic.

Per cui partiamo da qui, con la prima regola: non invadiamo gli spazi comuni con i nostri occhiali, asciugamani, pettini, cellulari, infradito, costumi bagnati, libri, creme, iPad o iPod, il maglionicino che prima faceva freschino o la giacchetta perchè adesso c’è vento, il trolley rigido che ti avevo detto di non portare e che dà fastidio in cabina e dunque adesso lo molli in quadrato sotto il tavolo (è lo spazio della cucina, sotto coperta, la dinette) assieme alle mitiche cuffiette, solitamente attorcigliate e inestricabili, incastrate tra i gavoni, le scotte della tuga (tutti termini da scoprire e imparare), finite per terra o chissà dove, motivo per intentare una causa per appropriazione indebita di cui spesso la barca si macchia o verso qualcun altro, che senza segni evidenti, le scambia per le sue. 

L’ordine e il rispetto a bordo sono importanti, così come fuori, in mare e con i vicini di barca, in rada e in porto.

Ma la cosa fondamentale è la pulizia. Il paradigma è molto semplice: dove sporchi, pulisci. Facile. 

Di solito la carogna sale a chi ha appena finito di pulire la cucina, i fornelli, igienizzato il pavimento (che in barca si chiama pagliolato), messo in ordine il tavolo liberandolo da cartaccia, confezioni di cracker aperte, libri, occhiali e gonfiabili. Perchè poi arriva il fenomeno, affamato e assetato, intontito dal sonnellino al sole. 

Si prepara qualcosa perché non aveva fame prima, quando era ora di pranzo, lasciando ovviamente i resti del pomodoro gocciolante nel lavandino, assieme al coltello bagnato, l’olio delle acciughe nel piatto appoggiato sul tavolo e le briciole del pane sul piano della cucina e ovviamente a terra.

Cosa fastidiosa che reitera ogni volta che prende l’acqua dal frigo e che poi finisce, senza però rimetterne altre in frigo. O il pane a fette, finito assieme ai biscotti preferiti di chissà chi (diciamo quello di cui parlavamo prima) e che divora senza dire niente a nessuno ma che poi inevitabilmente genera la discussione del nostro asilo infantile. Così come quando ci si porta fuori qualcosa da bere o mangiare senza pensare agli altri o se si apprezza il gesto degli altri, senza ricambiare il favore magari ripulendo il pozzetto alla fine, dato che chi ha preparato l’aperitivo non deve essere necessariamente lo stesso che poi pulirà. Attenzioni, collaborazione.

Ma vince il premio “io sono leggenda” una ragazza, che faceva sparire misteriosamente le bottiglie di acqua da bere nella sua cabina, perché a suo modo erano una scorta per lavarsi i capelli, semmai fosse finita l’acqua di bordo. Ecco un altro tema di cui parleremo dopo: l’acqua. Ma sarà mai possibile una cosa del genere? Non si finisce mai di scoprire i lati oscuri della psiche delle persone.

Alla lunga vi assicuro che queste sono alcune delle cause detonanti, quelle che fanno scatenare la guerra civile a bordo. Soprattutto quando a pulire e sistemare sono sempre gli stessi. Sapevatelo.

Motivo per cui condivido subito nella mail pre-partenza, le famose regole non scritte e che valgono per tutti:

  • chi cucina, non lava i piatti
  • chi non lava i piatti cucina, aiuta a cucinare, prepara aperitivi o aiuta ad apparecchiare e sparecchiare
  • chi non fa nulla, trovi qualcosa da fare. Ad esempio pulire i bagni, la cucina e mettere in ordine la barca 

E arriviamo così al bagno. Inteso come WC, non come tutti a mollo in mare.

E’ l’altro bene comune, se non hai ovviamente il tuo privato disposto direttamente in cabina. E anche fosse così, se lo tieni come una stalla di mucche in alpeggio sono fatti tuoi ma limitiamoci ovviamente a ciò che non possa intasare le condutture (come da briefing) e al buon gusto di non essere di fastidio ad altri con le scie chimiche generate dalla tua essenza. Scusate, sembra assurdo ma ripeto, ho visto cose che voi umani… (cit.)

Se quindi il bagno è in comune, vale la solita regola: dove sporchi, pulisci. Punto.

Per i maschietti, magari sedersi sulla tazza potrebbe essere segno di civiltà, che le donne e non solo, apprezzeranno. Fidati. Le macchie di pompa a spruzzo di cui gli ometti sono dotati, sono una roba brutta da vedere e da avvertire, soprattutto se rimane chiuso l’oblò al sole di agosto, solitamente quando la soluzione liquida seccata ha ormai inglobato la piantagione di peli pubici e capelli, assieme alle forme futuriste delle impronte dei vari piedi sporchi che hanno colonizzato il micro ambiente ormai denaturalizzato ma che basterebbe davvero poco per rigenerarlo ad ogni uso. Ad esempio con una secchiata nei casi più gravi o con un colpo veloce di doccetta, per eliminare velocemente ogni traccia. E perché no, visto che ci siamo, assieme a una spruzzata di igienizzante (lo avete preso, vero?) che nel periodo Covid, qualcuno ha scoperto esistere per la prima volta. Non fosse solo perchè qualche normativa lo abbia imposto. 

Insomma, se tutti si rendono complici, disponibili e collaborativi a mantenere fresco il proprio ambiente e quello circostante, che ricordo essere fatto di essere umani, animali e natura azzurro/verde, tutto filerà liscio. Altrimenti gli sguardi dei tuoi compagni di viaggio taglieranno, assieme alle male parole che voleranno e ai dispetti stupidi che inevitabilmente qualcuno penserà bene di fare, per rivendicare il proprio stato di grazia a bordo. L’asilo Mariuccia purtroppo è sempre aperto e di solito, non ci sono dentro bambini fino a 3 anni ma adulti sopra i 20, 30, 40, 50, 60 sì insomma, ci siamo capiti.

I 3 principali motivi di litigio in barca. Evitabili.

Motivo di litigio n. 3: la sana convivenza

La libertà che una vacanza in barca a vela regala è impagabile. Libertà, diritto di tutti. Un nostro dovere dunque rispettarla e da non invadere. Un’esperienza di vita rigenerante, che se vissuta al meglio può concedere quel grado di benessere che a terra rimarrà vivo nel cuore, nei ricordi e nei mille mila selfie, che chi ha piacere di scattare resisteranno anche sui vari profili social. Per chi è digital addicted.

Tranne come dicevamo prima, quando si invadono gli spazi comuni e aggiungo non solo fisici, mentre la tolleranza che parte carica i primi giorni lentamente cala, assieme alla voglia di sopportare frasi senza senso che si sprecano in discorsi dove il “sottutoio” emerge, quando il bisogno del tuo benessere toglie quello di qualcun altro, quando insomma il rispetto viene meno, quello per le piccole cose, quelle che in barca vanno assolutamente tutelate.

In barca abbiamo l’occasione di imparare molte cose, oltre che su noi stessi anche su come vivere la vita dal punto di vista del mare. Si impara durante una notturna, in navigazione ma anche comprendendo quanto valgano le nostre risorse

Parlavamo dell’acqua poco fa, no? Ecco, assieme alla corrente elettrica, sono attenzioni essenziali che alcuni skipper impongono in maniera ferrea ed altri un po’ meno. Spegnere la luce e chiudere il rubinetto del lavandino hanno un valore importante in barca, così come dovrebbe averlo nella vita a terra.

Finire l’acqua solo perché hai bisogno di farti la doccia a bordo come a casa, mentre gli altri invece stranamente se la fanno in mare usando quello che è stato indicato come utile per lavarsi: il sapone marino o biologico, vuol dire preparasi inevitabilmente allo scontro con chi è preposto al controllo di tutto ciò (lo skipper solitamente) o con gli altri, prima o poi.

E vi dirò di più. Non pensate siano solo le donne ad abusarne. Anzi. Posso raccontarvi la storia di un macho amante della depilazione, delle creme, degli esercizi fisici al mattino e delle docce, 2 ma anche 3 al giorno. Atteggiamenti irrispettosi che presto o tardi hanno aizzato l’ira non solo dello skipper ma anche di chi aveva bisogno dell’acqua, obbligando troppo spesso tutti quanti a fermarsi al primo porto disponibile, con le relative ore di attesa per aspettare che tutto potesse rientrare nei livelli necessari alla gestione di un gruppo di 6, 8 o 10 persone. 

E’ facile in fondo. Basti pensare che siamo in gruppo e che ne facciamo parte. Guardiamoci attorno. Scopriremo con grande meraviglia che non ci siamo solo noi ed il mondo questo lo apprezzerà, ve lo assicuro, soprattutto se lo si rispetta per come si presenta e per ciò che è. Compresi i compagni di vita e di viaggio con i quali lo condividiamo. Un rispetto che dimostreremo loro con la nostra igiene personale, che può essere invadente tanto quanto una parola mal riposta, soprattutto quando si condivide la stessa cabina o ci si siede sopravento. O imparando ad accettare un cambiamento di programma imposto dalle condizioni meteo avverse, anche se questo vuol dire compromettere l’appuntamento dato ad amici che si trovavano guarda caso sulla stessa rotta. O infine rispettando gli orari di ritrovo, senza quindi perdersi nei meandri dei caxxi propri, tra le viette dello shopping o seduti al baretto in cima ad una Chora, solo perchè ci si stava davvero tanto bene, mentre gli altri, puntuali, sono seduti in barca ad aspettare per salpare. E l’elenco potrebbe continuare ovviamente.

I 3 principali motivi di litigio in barca. Evitabili.

Cosa serve quindi?

Tolleranza, collaborazione, intelligenza e buon senso. 

Sembra scontato ma non lo è affatto. Le abitudini per alcuni soggetti sono difficili da cambiare e se queste devono diventare motivo di scontro, allora c’è qualcosa che non va, non nel mondo che ci circonda ma in noi stessi. Se si sceglie una vacanza in gruppo, come ad esempio in barca a vela, questa deve essere una conditio

Occasione incredibile per imparare a liberarsi dei pesi inutili che siamo abituati a portarci nella vita di tutti i giorni a casa, in ufficio, con i parenti, con gli amici in casa dei parenti o in vacanza con sconosciuti. Circostanze, ambientate però in posti differenti. Nulla di diverso dal resto della vita insomma. 

In fin dei conti sono cose che in linea di massima possono essere applicate diciamo dai 20 anni in su, anche prima, se la genetica e l’educazione ricevuta ha fatto breccia nella nostra esistenza.

In fondo siamo agglomerati cellulari di esseri più o meno umani, racchiusi in micro cosmi ideologici e caratteriali che condividono un macro cosmo esistenziale. Energia pronta a caricarsi se condivisa al meglio con quella di altri o a scaricarsi, nei posti e nei modi più impensabili, generando così enormi buchi neri nei quali però, verrà risucchiata ogni migliore intenzione. 

Se tutti rispettano le poche regole per garantire l’equilibrio di forme e sostanza, non ci saranno scontri ma confronti. I punti di vista verranno rispettati, le volontà assecondate e la convivenza sarà un piacevole di cui, anzi, un’occasione incredibile per uscirne migliori di prima, assieme alla voglia di relax e serenità che cerchiamo di rigenerare ogni volta che sappiamo di aver bisogno di una meritata vacanza. Allora sì, che sarà una vacanza e non un incubo di cui aver paura.

E’ la vita, quella che potremmo vivere al meglio sempre, al top, imparando banalmente a rispettarla e ad apprezzarla così com’è… dal punto di vista del mare.

E se vai per mare, saidisale.

Buon vento!

PS. Sarebbe carino, interessante ed ovviamente divertente, conoscere i vostri aneddoti. Se ne hai qualcuno, vuoi raccontarcelo?

Lascia un tuo commento